Ricette tradizionali e non

Crostini Toscani

In omaggio a mia nonna Pina

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Per 3-4 persone:

  • 400 gr. di fegatini,
  • due cirioline sottili di pane
  • capperi all’aceto,
  • olio,
  • un po’ di grasso di prosciutto,
  • prezzemolo,
  • sale e pepe.

Primo avvertimento, i crostini sono un piatto povero fatto cioè con quelli che comunemente vengono considerati avanzi: i fegatini devono essere di polli  sani perché il fegato è un organo-filtro e se proviene da un animale mal allevato  non va. Cuocere i fegatini di pollo dopo aver tolto  la vescichetta del fiele, senza farli essiccare, eventualmente allungando molto gradualmenete con acqua o brodo e un poco poco d’aceto bianco,  insieme all’olio, una metà di una media cipolletta bianca, un po’ di grasso di prosciutto, capperi all’aceto a pezzettini, sale e pepe, e se si vuole un po’ di prezzemolo tritato. Se il composto è un po’ molle aggiungere un  pizzico di pan grattato.  Su delle sezioni circolari di una cirioletta (se è pane vecchio passatelo al forno q.b.) stendere il composto decorandolo con un cappero intero  per ogni porzione.

La genovese

In omaggio a mia nonna Lidia

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La genovese è un piatto tipico napoletano. Si tratta di sugo a base di uno stufato di carne con le cipolle, in cui, però, le vere protagoniste sono le cipolle, che grazie a una lunga cottura danno vita a una salsa dolce e saporita.

L’origine della genovese e l’etimologia del suo nome non sono noti con certezza, forse deriva da uno stufato di carne, detto tocco, tipico di Genova, che i napoletani hanno deciso di usare per condire la pasta, in modo da riempire lo stomaco e soddisfare la gola pur avendo a disposizione poca carne. C’è chi vede una parentela con la zuppa di cipolle francese e chi sostiene derivi dal soprannome dell’oste che l’ha cucinata per primo.

Il sugo

Ingredienti  (per 8/10 persone)
Un pezzo di girello di spalla di bovino da un chilo e mezzo (in napoletano si chiama lacierto), io ne taglio una metà a bocconcini, in modo che si sfaldi in cottura, e tengo il resto intero, legato con uno spago, per servirlo come secondo
Olio extravergine di oliva
1 pezzo di gambetto di prosciutto crudo (circa 100 g)
1 pezzetto di cotenna di prosciutto
1 gambo di sedano
1 carota grande
2 chili di cipolle ramate (se le trovate, quelle di Montoro)
1 bicchiere di vino bianco secco (ma anche un po’ di più)
4 o 5 pomodorini del piennolo (facoltativi)
1 foglia di alloro (facoltativa, come tutti gli altri aromi)
Due o tre rametti di timo
Un ciuffetto di prezzemolo
Sale q.b
Pepe in grani macinato al momento

Procedimento

  • Tritare finemente sedano, carota e una cipolla.
  • Affettare finemente le restanti cipolle, mettendole man mano a bagno in un recipiente con acqua fredda.
  • In una pentola alta e capiente, l’ideale sarebbe un tegame di coccio, far rosolare in un fondo di olio extravergine d’oliva la carne, con la cotenna e il gambetto di prosciutto tagliato a pezzettini.
  • Sigillare bene la carne da tutti i lati, senza avere fretta e girandola con due cucchiai di legno, senza bucarla.
  • Quando gli umori rilasciati dalla carne saranno evaporati, sfumare col vino bianco mescolando e raschiando il fondo con un cucchiaio di legno a paletta.
  • Lasciar evaporare tutta la parte alcolica, quindi aggiungere un po’ di sale e una macinata di pepe, per insaporire direttamente la carne.
  • A parte, soffriggere la carota, il sedano e la cipolla tritati a fiamma bassissima e col coperchio. Le verdure devono appassire, senza bruciare, se necessario aggiungere un po’ d’acqua, un cucchiaio alla volta.
  • Quando le verdure saranno appassite e il vino evaporato, versare le verdure nella pentola con la carne, mescolare e ricoprire con le cipolle. Aggiungere anche gli aromi e i pomodorini del piennolo.
  • Coprire e far cuocere a fuoco bassissimo mescolando di tanto in tanto. Non dovrebbe essere necessario aggiungere acqua, perché il fondo di cottura della carne e delle verdure stufate dovrebbe bastare a tenere il tutto umido, mentre le cipolle appassiscono.
  • Dopo circa due ore,  le cipolle saranno appassite e la carne perfettamente cotta. Se avete scelto di usare un pezzo intero, questo è il momento di toglierlo dalla pentola. Avvolgerlo nella carta stagnola e conservarlo in forno.
  • Proseguire la cottura, sempre col coperchio, mescolando di tanto in tanto per evitare che si attacchi al fondo della pentola (in particolare verso fine cottura), fino ad ottenere una crema densa e indistinta dal sapore tendenzialmente dolce e succulento. Regolare di sale e pepe, correggendo la dolcezza del sugo secondo i propri gusti.
  • I tempi di cottura dipendono molto dalla qualità e da quanto sono state affettate finemente le cipolle, sono necessarie almeno cinque ore, ma il sugo che vedete in foto, ne ha richieste ben sette! Per regolarsi, bisogna considerare che le cipolle devono diventare quasi caramellare, il sugo deve essere marroncino e omogeneo, senza acqua. Se usate la carne tagliata a bocconcini, alla fine sarà sfatta, morbidissima e indistinguibile dalle cipolle. Se avete usato un unico pezzo di carne, è ora di unirlo nuovamente al sugo, in modo da farlo ammorbidire e assorbire gli umori del sugo.
  • Io preparo la genovese sempre il giorno precedente (il sabato per la domenica), la lascio riposare per una notte e il giorno dopo la rimetto sul fuoco giusto il tempo necessario per cuocere la pasta.
  • Se cucinate la carne in un unico pezzo scaldatela col sugo, quindi affettatela sottilmente e servitela ricoprendo ogni fetta con una bella cucchiaiata di sugo. La carne sarà tenera e saporitissima.

La pasta

Ingredienti (per dieci persone)

Sugo alla genovese q.b.
Sale q.b
Pepe in grani macinato al momento
800 g di candele (o ziti) spezzate a mano
Formaggio grattugiato a piacere per servire (c’è chi usa solo Parmigiano Reggiano e chi solo Pecorino, io trovo che l’ideale sia un mix dei due)

Procedimento

  • Lessare la pasta (rigorosamente spezzata a mano) in abbondante acqua salata.
  • Scaldare il sugo, lasciandone un po’ da parte insieme alla carne intera da servire come secondo.
  • Scolare la pasta al dente e unirla al sugo, aggiungendo spezie e odori freschi a piacimento. Mescolare il tutto a fuoco vivo per uno o due minuti in modo che l’amido della pasta leghi bene col sugo e che questo entri dentro ogni candela.
  • Impiattare, aggiungendo un generoso mestolo di sugo in ogni piatto. Servire col formaggio grattugiato, che ognuno potrà aggiungere a piacere.

Okonomiyaki

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Siamo finalmente arrivati al momento degli Okonomiyaki. Il nome significa più o meno “quello che ti piace, fatto alla piastra”, il Teppan dove vengono infatti preparate queste “vie di mezzo” tra una pizza e una frittata che sono gli Okonomiyaki.

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Partendo dalla ricetta di base che prevede un impasto di uova, farina, latte, foglie di cavolo e acqua, si può davvero spaziare con la fantasia. In ogni caso, le due varianti più comuni sono la scelta tra l’Okonomiyaki con carne, e quindi pancetta, e quello con pesce o più frequentemente gamberetti.

In realtà, benché si possano trovare alcune differenze nelle ricette passando di città in città, esistono due grossi filoni o metodi per cucinare l’Okonomiyaki.
Vengono identificati come Hiroshima Yaki e Kansai Yaki (o più correttamente Hiroshima Fu e Kansai Fu, cioè “alla Hiroshima” o “alla Kansai”). Per quanto riguarda l’ Hiroshima Fu, la preparazione è un po’ più complessa e necessita della piastra.
In quel caso, si prepara soltanto l’impasto di farina, acqua e latte e si pone sulla piastra come per le Crepes francesi; tutti gli altri ingredienti verranno poi successivamente sovrapposti, fino a girare abilmente il tutto con le palette andando a coprire le uova poste anch’esse sulla piastra.
Verrà quindi un effetto “sandwich” difficilmente riproducibile in padella.

Ingredienti:

1 etto di farina 00
1 uovo
5 foglie di cavolo
acqua (40 gr )
latte (40 gr)
maionese
salsa per okonomiyaki
olio di semi
+a piacere:
due fette di pancetta
oppure
gamberetti sgusciati

Preparazione:

Tagliare le foglie di cavolo in pezzettini tagliando ogni foglia prima in senso orizzontale e poi verticale (circa mezzo centimetro per lato) e metterli da parte.

Mettere in un recipiente acqua e latte e aggiungere la farina. Mischiare il tutto. Il composto diventerà presto abbastanza consistente e tenderà ad indurirsi. Aggiungere quindi l’uovo intero e mischiare per ammorbidire l’impasto.

Aggiungere all’impasto i pezzettini di cavolo precedentemente tagliati e mischiare distribuendo il tutto in modo omogeneo. L’acqua contenuta nelle foglie contribuirà ad ammorbidire ulteriormente il tutto. Non c’è bisogno quindi di aggiungere in nessun caso altra acqua oltre la dose indicata.

Lasciar riposare per un minimo 15 minuti.

Porre una padella con rivestimento in teflon sul fornello con il fuoco alto. Aggiungere un cucchiaino di olio nella padella. Lasciar scaldare per circa tre minuti. Per capire se la padella si è sufficientemente scaldata, lasciar cadere una piccolissima quantità dell’impasto e vedere se inizia a cuocere velocemente.

Quando la padella è calda, aggiungere l’intero impasto e abbassare il fuoco.

Lasciar cuocere per circa 10 minuti. Alzare leggermente il bordo dell’impasto. Quando inizia ad abbrustolirsi girare il tutto. Cuocere ancora su questo lato. Per capire se la cottura è sufficiente, è possibile fare un semplice test: se avete usato una paletta o una forchetta per girare l’impasto nella padella, provate a inserirla di punta al centro della padella. Se estraendola l’impasto dovesse essere ancora liquido e dovesse ancora filare estraendo la paletta, bisognerà chiaramente aspettare ancora qualche minuto. Quando al contrario incontrerete un po’ di resistenza anche all’interno dell’impasto, potrete apprestarvi a spegnere il fornello.

Porre il tutto su un piatto e aggiungere sulla superficie la salsa per okonomiyaki a coprire tutta la superficie e successivamente, come opzione, la maionese.
Questo è l’impasto e la ricetta per preparare l’okonomiyaki nella versione “di base”. Se volete aggiungere carne o pesce, prima di mettere l’impasto rosolare nella padella la pancetta o i gamberetti e poi coprire con l’impasto. Da questo punto in poi la ricetta prosegue nello stesso modo illustrato sopra.

Dorayaki

dorayaki

Questi dolcetti, che fanno parte dei wagashi cioè della pasticceria tradizionale giapponese, sono composti da due dischi di pancakes che come impasto ricordano il kasutera giapponese (simile al castella che portarono i portoghesi nel XVI° secolo).
L’origine del dorayaki (che nel dialetto di Kyoto è chiamato mikasa) risalirebbe al periodo dei samurai.
Si racconta che un giovane samurai di nome Benkei si nascose presso un contadino e una volta che andò via vi dimenticò il suo gong (chiamato dora). Il contadino iniziò a cuocere i dolcetti sul gong dimenticato dal samurai e da questo hanno preso il nome.
La farcitura più tradizionale è quella con confettura di fagioli rossi azuki chiamata “anko”. Se i fagioli sono tritati grossolanamente abbiamo “tsubuan“, mentre se sono setacciati finemente abbiamo “koshian“. Se anko è fatto con fagioli bianchi si chiama “shiroan“, con castagne invece “kurian“.
Sembra che la farcitura più tradizionale per i dorayaki sia lo tsubuan, anche se ormai vengono farciti anche con Nutella, confettura di castagne e di ogni frutto, burro di arachidi, crema di formaggio, crema e frutta fresca.

ANKO TSUBUAN – confettura di fagioli rossi azuki 

Ingredienti :

  • 200 gr di fagioli rossi azuki
  • 200 gr di zucchero semolato
  • un pizzico di sale
  • acqua

Innanzitutto laviamo molto bene i fagioli e li lasciamo in ammollo in acqua abbondante per tutta la notte.

Al mattino li scoliamo, li mettiamo un pentolino, ricoperti con 2 dita d’acqua e portiamo ad ebollizione per 10 minuti.

Li scoliamo nuovamente e li mettiamo nella pentola pressione. Se l’altezza dei fagioli nella pentola è di 2 cm dovremo ricoprirli di acqua fino a 6 cm di altezza. Dal sibilo della pentola a pressione dovranno cuocere almeno 30 minuti.

Se una volta cotti dovessero aver assorbito tutta l’acqua li rimettiamo sul fuoco con un pò d’acqua che li copra a filo, vi aggiungiamo il pizzico di sale e lo zucchero facciamo cuocere per 10 minuti.
Se vogliamo l’anko tsubuan li frulliamo con il frullatore ad immersione, altrimenti per ottenere l’anko koshian li passiamo con il passaverdure.
Versiamo la confettura in un barattolo di vetro e conserviamo in frigorifero, altrimenti per una conservazione più lunga possiamo procedere alla bollitura come per le normali confetture.

DORAYAKI

Ingredienti (per 6 dorayaki):

  • 140 gr di farina 00
  • 3 uova 
  • 80 gr di zucchero
  • 1 cucchiaio di miele
  • 3 cucchiai d’acqua 
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • un goccio di aroma di vaniglia

In una ciotola battiamo con la frusta le uova intere con lo zucchero ed il miele. Se li si preferisce meno dolci non aggiungete il miele. Col miele la pastella sarà più ambrata.

Vi aggiungiamo la farina setacciata sempre con la frusta perché non si formino grumi.

Vi aggiungiamo la vaniglia e il bicarbonato di sodio sciolto in 3 cucchiai d’acqua. Deve risultare una pastella piuttosto liquida.

Copriamo il contenitore con la pellicola e facciamo riposare in frigorifero per 30 minuti.

Quando la pastella è pronta per essere usata ungiamo una padella antiaderente con la carta e dell’olio di semi.

Mettiamo la padella su fuoco medio e quando è calda versiamo 1/2 mestolino di pastella su uno stesso punto per formare il doryaki.

Quando sulla superficie della pastella si sviluppano tante piccole bolle voltiamo il pancake con una spatola e dall’altra parte facciamo cuocere solo pochi secondi perché così al momento di farcirli i bordi delle due parti interne si sigilleranno.
Non preoccupatevi se i primi non si coloriranno perfettamente, la padella deve riscaldarsi alla perfezione, come per le crèpes.

Nel centro di un pancake sul lato chiaro mettiamo un cucchiaio di confettura di fagioli rossi, copriamo con l’altro pancake mettendo il lato chiaro a contatto con la confettura e con le dita sigilliamo tutto il bordo del dorayaki.

P.S.: Si possono congelare già cotti e farciti in un piatto coperti con pellicola, basta lasciarli 1 ora a temperatura ambiente e tornano come appena fatti!!

Paella de marisco

Ardua l’impresa da italiani, ma cercheremo di essere all’altezza 🙂

da il corriere della sera

La sua versione prevede per 4 persone:
4 tazzine di riso (possibilmente qualità Bomba)
3 cipolle
1 peperone rosso
1 piccolo peperone verde
1 cucchiaino colmo di paprika dolce
2 calamari medio piccoli e/o seppioline sempre piccole
qualche scampo (facoltativo)
una tazza grande di cozze piccole
una tazza di vongole veraci
8 gamberi
1,7- 1,7 l di fumetto di pesce
olio extravergine di oliva
sale

Alcune avvertenze preliminari. Come si può notare non si contemplano qui pomodoro, aglio e zafferano: sebbene siano ingredienti molto amati e molto diffusi in tantissime versioni e famiglie. Per quanto riguarda la preparazione le cose fondamentali da tenere presenti sono in primo luogo la confezione del brodo di pesce, ovvero del caldo che, per non affaticare troppo la giornata sarebbe meglio mettere in cantiere in anticipo. Una buona soluzione può essere conservarne nel freezer alcuni barattoli pronti per questa o altra occorrenze.

Momento assai delicato, e spesso controverso, riguarda poi la preparazione del soffritto che somiglia e in parte differisce da quello italiano: nella nostra versione abbonda la cipolla e latita il pomodoro, ma il tratto più sorprendente per noi è certamente la presenza abbondante del peperone. La cottura deve essere lunga e “sofferta”, quando non se ne può proprio più di rimestare il soffritto e tutti gli elementi sono completamente sfatti, allora il soffritto è pronto. Sebbene per definizione nella confezione della paella si vorrebbe che tutte le cotture avvenissero nella medesima padella, la paella appunto, per facilitare il compito e garantire un risultato migliore è meglio procedere separatamente al soffritto. Si eviterà così di bruciarlo e di rischiare pericolosi residui per la cottura del riso.
Quanto alla cottura dei mariscos anche qui le scuole di pensiero divergono: c’è chi preferisce far aprire prima le conchiglie e scottare preventivamente i crostacei e chi invece li inserisce direttamente nella cottura del riso. Probabilmente per questioni di sicurezza alimentare meglio la prima strada: spadellate velocemente cozze e vongole scartando quelle che rimangono chiuse e scottate alla piastra gamberi e scampi. Gli “avversari” di questo metodo sostengono che così, con la doppia cottura, i mariscos soffrano troppo in termini di sapore e consistenza.

 

Vediamo dunque finalmente come procedere passo per passo. Per prima cosa prepariamo il soffritto. Tagliamo in pezzettini regolari i peperoni e la cipolla, raccogliamo quest’ultima in una padella, possibilmente di ferro, con 4 cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva facciamo imbiondire appena ed aggiungiamo i calamari e/o le seppioline tagliati ad anelli, un paio di minuti ed aggiungiamo anche i peperoni. Rimestiamo il tutto e facciamo cuocere lentamente e con pazienza finché le verdure non saranno completamente morbide e amalgamate tra loro. Aggiungiamo quindi la paprika dolce. Trasferiamo il tutto nella paella con altri due cucchiai di olio extravergine di oliva, portiamo tutto a temperatura e versiamo il riso. Con grande attenzione facciamolo tostare per alcuni minuti rimestandolo bene con una spatola di legno, quindi bagniamo con il brodo caldo e non appena cominciano ad affiorare le prime bollicine sistemiamo cozze e vongole aperte (dentro al riso in modo che rimangano umide) e “decoriamo” con gamberi e scampi.

Mettiamo in forno già caldo a 180°C-200°C per venti minuti senza mai mescolare. Appena sfornata la paella va fatta riposare alcuni minuti avvolta in un canovaccio di cotone e finalmente servita.

Focaccia al formaggio

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INGREDIENTI

  • Per due teglie 30×40
  • 500 g farina di grano tenero tipo1
  • acqua 280g
  • olio extravergine di oliva 50 ml
  • sale 10g
  • crescenza 500 g
  • olio e sale q.b.

Preparazione
Impastate la farina con l’acqua, l’olio e il sale. Lasciate riposare l’impasto per 30 minuti, poi dividetelo in quattro parti uguali. Coprite e fate riposare in frigorifero per 1 ora. Riscaldate il forno a 250°C. Riprendete l’impasto, iniziate a stendere con un mattarello, quindi iniziate a tirare la pasta col dorso delle mani, facendo molta attenzione a non strapparla. Oliate le teglie e rivestite la teglia coprendo anche i bordi.

Farcite con lo stracchino fatto a pezzetti grandi quanto una noce, ricoprite con in secondo pezzo d’impasto tirato nello stesso modo, sigillate i bordi e se ci sono eccessi tagliate con un coltello. Praticate dei fori o pizzicando la pasta con le dita o aiutandovi con delle forbici.

Spennellate con dell’olio e spolverate con un pizzico di sale, quindi infornate nel forno già caldo per 8-10 minuti. Sfornate e lasciate intiepidire prima di servire.

Se il vostro forno di casa raggiunge temperature maggiori, potete cuocere la focaccia per qualche minuto in meno a 280 300 C, come prevede la ricetta originale.

Frittata di pasta

La frittata di maccheroni nasce a Napoli come riciclo della pasta avanzata,  essendo però un piatto molto semplice, che può anche risolvere un pranzo o una  cena veloce.

Ingredienti per 4 persone

350 gr di spaghetti (o maccheroni), 5 uova,  50 gr di parmigiano grattugiato, sale e pepe q.b. , 100 ml di latte (facoltativo)

Preparazione:

1.    Cuocere la pasta al dente (o usare della pasta avanzata del giorno prima), in abbondante acqua salata
2.    Scolare la pasta e condirla con il burro, lasciarla raffreddare un po’
3.    Battere le uova con sale, pepe e parmigiano (aggiungere eventualmente  il latte per rendere la frittata più “soffice”) e mescolarle ai maccheroni
4.    Scaldare l’olio in una padella antiaderente e versarci dentro la pasta, cuocere a fuoco basso rigirando si continuo la padella
5.    Quando il composto sarà diventato compatto e sulla superficie si sarà formata una crosticina dorata, capovolgere il tutto con l’aiuto di un coperchio o di un piatto, terminare la cottura dall’altro lato (circa 5 minuti di cottura per lato)
6.    Sollevare la frittata di pasta e poggiarla su un piatto da portata ricoperto di carta assorbente

Questa ricetta è una sempliceche  frittata di pasta bianca. La versione più tradizionale di tutte è sicuramente la frittata di pasta alla napoletana che prevede l’utilizzo di vermicelli, salame e provola affumicata. Per gusti semplici una opzione é la frittata di pasta al pomodoro.

Una Variante può essere fare la Frittata di pasta al forno

La frittata di pasta al forno differisce dalla versione precedente, solo per il metodo di cottura. Per realizzare questa pietanza è infatti necessario lasciar cuocere gli ingredienti al forno. Consiglio di coprire con un un foglio di carta argentata la teglia prima di metterla in forno (ovviamente preriscaldato) e di far cuocere tutto per 15 minuti a 180°. Proseguite la cottura per altri cinque minuti togliendo la copertura e impostando la funzione grill, avrete in questo modo una bella crosticina dorata sulla superficie che renderà ancora più gustosa la vostra pietanza.

Bunet o Bonet

Il bunet (o bonèt, da leggersi con la e aperta) un dolce tipico piemontese. Il suo nome deriva dal termine “bonet” appunto, che in piemontese indica un cappello tondeggiante che ricorda lo stampo di rame che anticamente veniva utilizzato per cuocerlo. Viene chiamato proprio in questo modo per indicare un cappello da cuoco. Essendo un dolce della tradizione, in realtà esistono diverse varianti, ognuna tramandata all’interno delle tipiche famiglie piemontesi.
Ingredienti:
– 1 lt di latte fresco intero
– 600 gr di zucchero
– 240 gr di amaretti
– 140 gr di cacao
– 10 uova
– 10 cl di Rum di ottima qualità
– 150 gr di zucchero per caramellare
 Preparazione:

Gli amaretti sono uno degli ingredienti fondamentali del Bonet alla piemontese, sbriciolateli fino ad ottenere una polvere sottile e tenetene da parte qualcuno per la decorazione finale.

Mettete in una bacinella lo zucchero e le uova, e con l’aiuto di uno sbattitore elettrico montateli fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo.

Aggiungete alla crema del bonet la polvere di amaretti, il cacao, il Rum e il latte. Mescolate bene tutti gli ingredienti fino a renderli ben amalgamati tra loro.

A questo punto preparate il caramello scaldando lo zucchero in un pentolino con due cucchiai d’acqua. Fate bollire il composto per qualche minuto senza mescolarlo.

Caramellate lo stampo del Bonet con il caramello caldo, lasciatelo raffreddare per qualche istante e poi coprite con il composto cremoso.

La ricetta tradizionale del bonet alla piemontese prevede la cottura a bagnomaria, trasferite quindi lo stampo del bonet dentro uno stampo più grande che avrete riempito per 2/3 con acqua calda.

Infornate il vostro bonet, fatelo cuocere a 150°C per circa 60 minuti e una volta cotto capovolgetelo nel piatto di portata e decoratelo disponendovi sopra gli amaretti interi.

Casatiello

Il casatiello è una tipica ricetta pasquale napoletana. Anche la gabbia, nella quale vengono inserite le uova, è a forma di croce. Una soluzione non solo funzionale, ma anche dal forte richiamo religioso.

Se non volete rinunciare alla sua bontà provate la versione light del casatiello senza strutto! L’impasto resterà soffice e il sapore sarà ricco come la sua versione originale!

Ingredienti

– 500 gr di farina (meglio se 250 di farina Mnitoba)
– 2 uova
– 2 cubetti di livito di birra
– 125 ml di olio
– 70 gr grana grattugiato
– 70 gr pecorino grattugiato
– 250 gr di salumi misti (prosiutto, mortadella e salame)
– 150 gr di scamorza dolce a cubetti
– 3 uova per guarnirePreparazione:

Cominciate dalla lavorazione della farina: incorporate alla farina le due uova intere e l’olio. Sciogliete in un bicchiere di acqua tiepida il lievito di birra e aggiungete all’impasto con un pizzico di sale: armatevi di pazienza e cominciate a lavorare l’impasto.

Aggiungete all’impasto il formaggio grattugiato e il il pecorino e proseguite nella lavorazione fino a quando avrete un composto omogeneo. Lasciate quindi riposare l’impasto in un luogo fresco e asciutto, coprite con della pellicola e lasciate lievitare a circa 30° per 2 ore e mezza, o fino a che il volume dell’impasto per il casatiello non sarà raddoppiato.  Spargete un cucchiaio di farina sul piano di lavoro e stendete l’impasto aiutandovi con un mattarello: posizionate quindi sull’impasto il formaggio e i salumi tagliati grossolanamente a dadini e arrotolate l’impasto su sé stesso.

Casatiello napoletano

Casatiello napoletano

Casatiello napoletano

Casatiello napoletano

Immagini da Giallo zafferano

Ungete con un filo di olio una tortiera a forma di ciambella e posizionatevi il casatiello. Aggiungete quindi le tre uova per decorare il casatiello e infornate a 180 gradi per circa un’ora.

L’abbacchio al forno con patate arrosto

Un abbacchio alla romana fatto a regola d’arte è una specialità che segue tradizioni antiche.
Alcuni aggiungono foglie di salvia, altri aceto di vino bianco (oltre al vino bianco). Comunque è sempre servito con patate che doreranno assorbendo tutti gli umori dell’agnello e della marinatura – probabilmente le patate più saporite che possiate assaggiare.

Preparazione:
Praticate dei tagli profondi nella coscia (come se doveste tagliarla a fette) e dei buchi di circa 2 cm. Massaggiate l’aglio schiacciato, il rosmarino e una buona quantità di olio d’oliva sulla superficie, riempiendo bene i buchi e i tagli. Lasciate riposare la carne mentre preparate le patate. Lavare, pelare e tagliare le patate in grossi pezzi. Mettetele sul fondo di una teglia grande, salare, pepare e cospargete bene di olio mettendo un altro po’ di rosmarino. Posizionare la coscia al centro della teglia, circondata dalle patate. Cuocere in forno a 180º C per un’ora, o fino a quando la temperatura interna non raggiungerà 65-70ºC. A metà cottura versare un bicchiere di vino bianco e girare le patate. A cottura ultimata lasciare riposare l’agnello coperto di alluminio: nel frattempo, potete rimettere le patate in forno 10/15 minuti per renderle più croccanti. Servire a fette spesse con le patate e un cucchiaio del fondo di cottura.

ENGLISH VERSION
Roast lamb with potatoes (Serves 4)

1 kg leg of lamb
A bunch of rosemary
2 cloves garlic, smashed
extra virgin olive oil
potatoes
glass of white wine
salt and pepper

Slash the leg deeply – almost as if cutting into slices – and poke 2cm cuts over the leg. Massage the smashed garlic, rosemary leaves and an appropriate amount of olive oil all over the leg, pushing the garlic and rosemary into the cuts and slashes. Let the leg rest while preparing the potatoes. Wash, peel and chop the potatoes into large chunks. Place the potatoes in the bottom of a large tray, season with salt and pepper, add some olive oil to coat and toss well. Add a few sprigs of extra rosemary. Place the leg of lamb in the centre of the tray, with the potatoes around it. Roast in a hot oven at 180ºC (350º F) for about an hour or — if you want to be precise — until a meat thermometer inserted into the leg reaches 65-70º C (150-160º F). Halfway through, pour the glass of wine over the lamb and give the potatoes a shake and a turn. Let the lamb rest, keeping warm under foil. You may, like I do, like to return the potatoes back to the oven for a further 10-15 minutes to crisp up further while the lamb is resting. Serve thick slices of lamb with the potatoes and a spoonful of the juices from the bottom of the pan.